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Forse il concetto che più si avvicina al blog è lo struscio,
che è una forma di pavoneggiamento, di narcisistica seduzione di sé.
Lo struscio è la voglia di annusare l'aria frizzante
e un po' peccaminosa della propria città,
la possibilità di intrigare e di essere intrigati,
rispettando un certo rituale e senza poi esporsi troppo.
Linkare da un blog ad un altro e visitarne dieci, venti per volta
è come farsi tante vasche lungo il corso in una bella serata estiva.
Si prova lo stesso irresistibile piacere...



 

Diario | La vetrina | I paesaggi | I fatti | Le cantate | I passaggi |
 
Diario
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8 ottobre 2013

Franco Paolinelli: DAI CONTADINI AGLI ORTISTI URBANI

La scala dei processi e dei cambiamenti economico-sociali e la loro velocità sono, oggi, tali da ampliare enormemente la visione necessaria a fare scelte, siano esse quelle dei politici, degli imprenditori, degli scienziati, o quelle del quotidiano di ognuno di noi.


Il libro “Radici & Gemme” di Alfonso Pascale ha, nel suo specifico, questa vastità. Abbraccia, infatti, la storia socio – economica dell’agricoltura italiana, nel suo percorso evolutivo dal’Unità d’Italia ad oggi.

Si può, in un’estrema sintesi, dire che il libro narri la fase cruciale e centrale del percorso che ha portato le comunità italiane dal vivere nelle campagne all’ammassarsi nelle città, come, peraltro, è successo in tutti i paesi sviluppati.

Traccia, quindi, il passaggio dalle lotte dei contadini per la terra, al superamento della centralità del primario nell’economia, quindi all’abbandono della terra stessa, per arrivare poi alla nostalgia per il mondo rurale ed alla sua evoluzione verso il terziario turistico e socio-terapeutico.


Oggi, infatti, nelle nostre campagne, ormai per lo più peri-urbane, alle poche imprese di produzione alimentare, si associa un mondo complesso legato ai servizi che la ruralità può offrire, incluso il teatro di se stessa.


Se le prime, legate al mercato dei prodotti ed integrate nelle filiere di riferimento, frutto di un pluridecennale percorso di liberazione socio-economica e culturale, ben poco hanno, ormai, di “contadino”, le seconde, paradossalmente, ne conservano il valore simbolico, avendone, però, perduto la rilevanza come fonte di produzione primaria.


Si basa su questo valore, infatti, la realizzazione di servizi che ha luogo negli agriturismi, nelle fattorie sociali e didattiche, negli orti sociali e terapeutici….


Ma, a ben vedere, nasce da questo valore anche la spesa che ha luogo nelle micro aziende agricole, quelle nate dalla riscoperta della campagna o quelle conservate dai nonni, insieme che sfuma, senza soluzione di continuità nel vastissimo mondo delle case in campagna. Vi si fruisce, infatti, dell’atmosfera rurale e si spende, e tanto, per poterlo fare.


Paradossalmente, è, quindi, in questo secondo ambito, più che nel primo, che persistono, più di quanto non si possa immaginare, le forme ed i comportamenti del mondo “contadino”.


Infatti, sia chi ha conservato, sia chi ha ricomprato, affida, ai pochi metri quadri di terra accanto al paese, alla rappresentazione della ruralità, la propria identità, la ricerca di “radici”, elemento simbolico che la metropoli oggi non riesce più a dare.


L’evoluzione dell’idea di ”imprenditore agricolo” e le tappe del percorso di liberazione dalle tante tutele onerose che gravavano sul mondo rurale sono ottimamente tracciate, ma la riflessione, con buona pace di chi ancora non vuole né vedere, né crescere, non si ferma.


Apre, infatti, con l’allargarsi dell’obbiettivo, al presente ed al futuro. Vede, quindi, come l’agricoltura possa e debba andare ancora oltre, diventando, in un’ottica globale, nuovamente centrale, per la qualità della vita, per la sicurezza alimentare globale, per l’ambiente. Suscita, quindi, la domanda: l’agro-teatro di questi anni sarà forse l’humus della rinascita agricola?


Il volume così diventa, o dovrebbe diventare, strumento di riflessione per tutti coloro che possono contribuire all’evoluzione dell’economia del territorio, che siano nella politica, nell’amministrazione, nell’assistenza tecnica, nella formazione, nella ricerca o nelle imprese.


Perché abbiano il coraggio di capire la scala delle trasformazioni in atto, quindi di accettare ed affrontare la realtà di un settore che non può più contare sull’assistenzialismo e deve riscoprire il proprio ruolo economico, culturale e sociale e gli spazi d’impresa che questo determina.


Perché abbiano il senso di responsabilità globale necessario a rinunciare ai loro piccoli o grandi snodi di potere, ai loro potenziali di veto, che finora hanno venduto caro. Cosicché il settore possa, con le semplificazioni di cui ha bisogno, alzarsi in volo e conquistare la sua nuova, possibile, dignità, assumendo in pieno il proprio ruolo, primario e terziario.


Ne raccomando, peraltro, la lettura a quei tanti ragazzi che, motivati, per lo più, da sogni, si iscrivono alle Facoltà d’Agraria. Perché li possa aiutare a conservare e rafforzare la loro “mission”, ma con la consapevolezza della complessità del settore e della sua storia. Perché, quindi, possano, nei loro studi, puntare agli spazi reali che la trasformazione apre, oltre il replicarsi di cattedre e sgabelli inutili.


Per le stesse ragioni spero che il volume arrivi tra le mani di quegl’altri ragazzi, per lo più di città che, di nuovo, sognano il “ritorno alla terra”, ma lo vivono nei vuoti della metropoli stessa. Perché non siano ingenui e sognatori, com’è stata gran parte dei loro genitori o nonni del tempo delle cooperative e delle comuni, ma non perdano neanche la loro freschezza, eventualmente trascinati ed invischiati da chi promette spartizioni per il solo obbiettivo di avere un piedistallo ed una corte.


Franco Paolinelli, presidente Ass. Cult. Silvicultura Agrocultura Paesaggio



Alfonso Pascale, "Radici & Gemme. La società civile delle campagne", Cavinato Editore International, 2013, pp. 360, Euro 20

29 maggio 2011

Alfonso Pascale recensisce "Et in terra pax", un film che aiuta a capire la condizione odierna delle periferie metropolitane

Ieri sera ho visto il film ambientato a Corviale e ho partecipato al dibattito con gli autori e l'intero cast nel Cinema "Aquila". “Et in terra pax” è un’opera prima cinematografica che induce a riflettere sulla condizione odierna delle periferie di una qualsiasi metropoli del mondo. Una condizione di forte disagio dovuta all’emarginazione, alla mancanza di legami comunitari e al clima di violenza e sopraffazione che caratterizza le relazioni umane. La psicologia dei personaggi viene approfondita dai due giovani registi, Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, mediante la cura meticolosa dei dialoghi e del linguaggio, da cui non emerge più il conflitto sociale tra gruppi che abitano nei centri delle città e gruppi che vivono nei luoghi periferici, divaricati fino agli anni Sessanta del secolo scorso entro spazi che si intendevano colmare con l’emancipazione e la promozione sociale. Al conflitto sono ora subentrate la violenza e la solitudine come esiti di uno sradicamento e di una perdita d’identità. La lotta quotidiana per la sopravvivenza si alimenta della mancanza di regole, in un’atmosfera diffusa di crimini e soprusi; e sembra non avere più vie di fuga e di riscatto.

 

Non c’è la vecchia contrapposizione città-anticittà da riconnettere con un’azione educativa e d’intervento sociale, ma ogni spazio è diventato “non luogo” dove domina il silenzio dell’incomunicabilità e dell’isolamento, della rabbia e della rassegnazione, della noia e dell’autodistruzione compulsiva; e questa condizione è ormai diventata un tratto comune del mondo globale in ogni latitudine.

 

In siffatto scenario, ogni tentativo di redenzione e di crescita individuale appare inutile. Quando Marco esce dal carcere, non vorrebbe tornare al crimine, ma la deriva è ineluttabile. Ogni speranza sembra spegnersi perché pure chi, come Sonia, è innocente e vorrebbe tentare percorsi normali di studio e lavoro, diventa inesorabilmente vittima e le viene impedito di sognare. Dice Marco: “Se mangi, se cammini, se respiri, non vuol dire che sei vivo”. E si avverte in questa considerazione una ricerca di senso, che è l’unica cosa in grado di mettere in discussione l’abbrutimento degli individui e lo svuotamento delle relazioni interpersonali. Egli allora tenta di salvarsi guardando e osservando il mondo che si muove intorno; e riflette seduto da solo su una panchina.

 

Un giorno Sonia si siede accanto a Marco ed egli indica alla ragazza questa via d’uscita che sta sperimentando individualmente. E’ la conquista di un percorso di riscatto di cui lei apprezza pienamente il valore e così scocca l’invito a rinnovare l’incontro. E forse quando, sull’onda di questo frammento di reciprocità in cui sguardi e parole sono donati gratuitamente e sembra nascere finalmente una relazione tra i due giovani, la storia bruscamente s’interrompe, arretrando con pudore da un inaspettato e magico barlume di sentimento quasi a non voler affievolire la crudezza del racconto.

 

L’attenzione degli autori non è puntata sulle cause del degrado sociale ma sull’intensità e qualità dei rapporti interpersonali, senza giudicare i comportamenti e stabilire dov’è il bene e dov’è il male, ma evidenziando la volontà e capacità di ciascuno di trovare in sé stesso e nel rapporto con l’altro un possibile sbocco. La descrizione di queste vite dannate è condotta in modo secco e irruente ma senza mai indugiare sulle scene di violenza o di sesso, che ci vengono restituite quasi in una dimensione metafisica. Un crescendo di ruvidezza e di emozioni amplificato dal provocatorio contrasto con la colonna sonora ricavata dal secondo movimento “Andante” del “Gloria” di Vivaldi. E un set d’eccezione, qual è il nuovo Corviale, che si staglia maestoso e compatto coi suoi colori grigi e la sua simbologia contraddittoria in un cielo terso in cui non si scorge nemmeno una stella.

 

In mancanza di soggetti collettivi capaci di accompagnare i processi sociali, anche in questa cruda e aspra periferia romana la via d’uscita sembra affidata alla ricerca spontanea di senso da parte di individui e gruppi sociali, culturali e artistici, che hanno incominciato ad osservare le risorse del territorio per una possibile rivitalizzazione  rivolta al bene comune. Una ricerca di ricostituzione di legami comunitari che parta dal ritrovamento di sé stessi, delle proprie identità e di quelle territoriali. Sarebbe davvero bello se gli autori del film e l’intero cast, che hanno vissuto come impegno collettivo e artistico la realizzazione dell’opera senza fare riferimento ad una specifica situazione concreta, si ritrovino ora con gli abitanti del quartiere dove il film è stato girato, nel condividere i distinti percorsi come in una possibile ricerca-azione comune.

15 ottobre 2008

Aperitivo con l'agricoltura sociale

Piaceri unici - Eco Shop per appassionati di prodotti biologici, tipici, del commercio equo e solidale e dell'agricoltura sociale - via Orvieto 30 (S. Giovanni) organizza per giovedì 23 ottobre, dalle ore 18 alle 21, un  Aperitivo biosolidale sul tema "Agricoltura sociale per una metropoli da vivere".


Ne parleranno Matteo Amati, Presidente Cooperativa Consortium, Teresa Bernardini, coordinatrice Progetto REMI, Jeanette de Knegt, Presidente Associazione La Fattoria Verde, Marina Fronduti, Presidente Associazione Esperantia, Marco Marcocci, Presidente Cooperativa Sinergie.


Ci sarà una degustazione di specialità naturali e di vini provenienti dall'agricoltura sociale

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