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Forse il concetto che più si avvicina al blog è lo struscio,
che è una forma di pavoneggiamento, di narcisistica seduzione di sé.
Lo struscio è la voglia di annusare l'aria frizzante
e un po' peccaminosa della propria città,
la possibilità di intrigare e di essere intrigati,
rispettando un certo rituale e senza poi esporsi troppo.
Linkare da un blog ad un altro e visitarne dieci, venti per volta
è come farsi tante vasche lungo il corso in una bella serata estiva.
Si prova lo stesso irresistibile piacere...



 

Diario | La vetrina | I paesaggi | I fatti | Le cantate | I passaggi |
 
I paesaggi
1visite.

24 gennaio 2006

Cinque strane abitudini

E' curiosa di leggermi Akiko mentre mi dimeno in un gioco che lei stessa definisce, guarda un po’, una catena di sant’antonio. Ma allora perché l’hai fatto, amica mia? Per questa volta ti perdono. Ma non so se altrettanta pazienza avranno con me i cinque amici a cui dovrò rompere le scatole.

  1. La prima cosa strana che faccio abitualmente da un po’ di tempo è avere questo blog. Serve solo ad alimentare innocuamente il mio narcisismo. Eppure adoro lo struscio virtuale.
  2. La seconda stranezza è di provare allergia all’ignavia che al momento dilaga quasi ovunque. Ma il risultato è uno solo: passo per un rompiscatole che si rifiuta di recitare una qualsiasi parte nella tragicommedia surreale che viviamo.
  3. La terza abitudine strana è quella di evitare accuratamente di chiamare le donne che incontro, nella speranza recondita di imbattermi in loro per caso e chissà dove.
  4. La quarta cosa strana è rinviare continuamente le visite al paese dove sono nato. Forse è un modo indolore per alimentare la nostalgia; e alleggerire così i sensi di colpa per una scelta che prediligo ma non voglio ammettere.
  5. La quinta stranezza è continuare a meravigliarmi di coloro – e sono tanti! – che al termine di un incontro (e spesso ancor prima che finisce) scappano via senza godersi nemmeno un attimo di convivio fuori dell’ufficialità.

Aki, sei soddisfatta? Ed ora passo ad elencare i cinque malcapitati: Sannita, Panther, Ereticoblog, Viaggio, antoniomasotti. Vi prego, perdonatemi!

Regolamento: il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.




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11 gennaio 2005

I molteplici significati dell'albero

Albero-gesto, albero-movimento: protendersi verso la luce, fuggire da un ostacolo... Questi gesti e movimenti possono suggerire forti emozioni. Il gesto di supplica dell´albero che si protende con tutte le sue forze verso la luce, il gesto di prepotenza dell´albero che si allarga in tutte le direzioni, mentre quelli vicini umilmente si fanno da parte. L´albero si muove più lentamente di un animale, ma nell´animale la traiettoria del movimento solo occasionalmente lascia un segno: la fila di orme, le bave argentee della lumaca... Nell´albero invece la traiettoria del movimento resta visibile per tutta la vita: nell´orientamento del tronco, dei rami, talvolta anche nei segni sulla scorza...
Albero-individuo. Individuo contrapposto a esemplare: "un bell´esemplare di Acer pseudoplatanus".
Esemplare significa  sostituibilità, uno vale l´altro. Quel che conta è la specie. Individuo significa unicità. Nel tronco e nei rami dell´albero leggi la sua storia personale, unica.
Albero come sistema autopoietico. Autopoietico: parola presuntuosa usata dagli scienziati per dire che l´albero continuamente  costruisce se stesso, continuamente varia il piano costruttivo di base, in risposta a un ambiente che continuamente cambia, cercando le condizioni più favorevoli,  riparando continuamente i danni. Questo è vero per tutti gli esseri viventi ma nell´albero è particolarmente evidente, almeno per chi sa vedere.
Albero-sofferenza. Nell´albero senti la sofferenza altrettanto forte come in un animale, anche se manca il lamento. I rami secchi, le foglie che cadono già all´inizio dell´estate, accartocciate, sporche di appiccicume...  La sofferenza dell´albero risuona con la nostra sofferenza per la natura deturpata. Gli alberi sofferenti ti ricordano, continuamente e dovunque, che l’ambiente va salvaguardato.
Albero come Orfeo. Una metà nel mondo sotterraneo, l´altra nel mondo dell´aria e della luce. L´una si protende sempre più su verso il cielo, l´altra sprofonda sempre più giù nella terra. Tendiamo a trascurare l´umile silenzioso lavoro delle radici: le radici non stormiscono, non si rivestono di fiori, non portano frutti...
L´albero economico di oggi: fonte di legname, ma anche valore paesaggistico se è stato messo lì da un agricoltore o da un architetto di giardini. Contrapposto all´albero sacro degli antichi e dei "popoli primitivi". L´albero sacro parlava. Gli antichi ne ascoltavano le parole. Qualcuno le sapeva interpretare.
Le voci dell´albero. L´albero è come uno strumento musicale suonato dal vento. Il dolce fruscio delle foglie nella brezza di giugno, lo scricchiolio dei rami sotto un vento furioso... "... e le sue fronde stormivano / come se mi chiamassero: / vieni qui da me, amico / qui troverai la pace." Le fronde sono del tiglio. Era una vecchissima canzone,  accompagnata dal pianoforte. Non mi ricordo di chi sono le parole; la musica è di Franz Schubert.
Albero-trasgressione contro l´economia naturale. E´ sensato che  tutto quel legno inerte, quella gigantesca impalcatura di tronco, e rami stia lì solo per dar attacco alle foglie? (i pannelli solari della pianta: per la biologia l´unica parte che conta) La natura non poteva inventare qualche cosa di più razionale? Dicono gli studiosi dell´evoluzione biologica: l´albero è un modello superato, il futuro è delle erbe. Sarà, ma gli alberi sono così belli! Belli perché assurdi.
Albero-trasgressione contro l´economia umana. Il ciliegio: tutto quel pezzo di albero per fare dei frutti così piccoli e delicati! Per ora l´uomo si adatta vendendo le ciliegie a carissimo prezzo. Poi, in futuro ci sarà il ciliegio-cespuglio con frutti indistruttibili, quasi di plastica, che si potranno cogliere a macchina e portare a maturare in magazzino.
Albero-lottatore: gli ultimi larici in alta montagna, contorti, col tronco spesso spaccato dal fulmine. Il ceppo dell´albero abbattuto che ricaccia vigorosi rami dalle radici: "Credevate di avermi fatto fuori, e invece no: ci sono ancora!"
Albero-calendario. Le variazioni di un albero nelle stagioni sono un patrimonio culturale comune ad una buona parte dell´umanità (metà? o più ancora?). Queste lente variazioni cicliche che ci danno il senso dello scorrere del tempo ci accompagnano da epoche immemorabili. Ancora oggi, nonostante tutti i maltrattamenti, gli alberi hanno la bontà di segnalarci il cambiamento delle stagioni. Il sole, le stelle, gli alberi. L´albero diventa un pezzetto di  calendario celeste trasportato sulla terra. Fortunati noi che abbiamo il privilegio di vivere in un mondo di latifoglie! Né le palme né le conifere ci possono far da calendario.
Abbracciare l´albero. Un gesto  per sentire quello strano contatto con la scorza, che è diverso da quello col gatto o col cane, ma è diverso anche da quello con la pietra ed è assolutamente diverso dal contatto con qualunque oggetto artificiale. E mentre abbracciamo l´albero si può lasciar scorrere in su lo sguardo seguendo la via di arrampicata di un immaginario scoiattolo...
L´albero-albergo. Di uccelli, scoiattoli, insetti, muschi, funghi...
L´albero-ombra. Ombre leggere, ombre traforate da tanti bolli di luce come stelle sullo sfondo del cielo notturno, dense ombre inchiostrali...
Il variare dell´ombra con la stagione.




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10 gennaio 2005

Il treppiedi, le monetine e la storia di Mani pulite

Il breve ma infuocato dibattito provocato da Aldo Torchiaro che ha accostato il “pietoso caso Dal Bosco” al lancio di monetine sotto l’Hotel Raphael non merita di essere archiviato. E’ il sintomo di un nervo scoperto che non conviene trascurare. Anch’io penso che la classe politica di oggi non sia migliore di quella che sedeva in parlamento nel 1992. E dunque né quella meritava né questa merita l’atto inqualificabile di cui fu vittima Bettino Craxi ed oggi Silvio Berlusconi. Entrambi tali gesti inconsulti ripugnano alla coscienza di ogni persona civile. Il settimanale on line "Giustizia e Libertà" ha dedicato un numero speciale al "treppiedi" che vi invito a scorrere. E' una sintesi efficace dell'ambivalente sentire della gente, di una percezione ancora non condivisa della nostra storia. Ecco perché anche la stagione di Mani pulite va riletta bene. Essa non può essere compresa senza guardare alla fase che si apre alla metà degli anni Settanta con la riforma del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura. La struttura gerarchica, che vedeva il corpo giudiziario guidato dall’alta magistratura, viene smantellata: le promozioni vengono affidate al Csm eletto direttamente da tutti i magistrati e diventano, anche grazie a ciò, automatiche. La magistratura viene sempre più gestita, tramite il Consiglio, dai leader delle varie correnti associative insieme ai rappresentanti della classe politica sia di governo che di opposizione. Parallelamente, i magistrati del pubblico ministero diventano del tutto indipendenti dall’esecutivo e vengono posti in condizione di esercitare una crescente influenza sulle forze di polizia. I mutamenti introdotti aumentano notevolmente la capacità della magistratura di incidere sul sistema politico. Tale capacità viene fronteggiata dai partiti fino a quando essi sono in grado di influire sul Csm e di reclutare magistrati nelle proprie fila, magari facendoli eleggere in parlamento.

Quando la crisi del sistema politico giunge al suo pieno compimento agli inizi degli anni Novanta, in concomitanza del crollo della lira e della caduta del Muro di Berlino, i partiti non sono più in grado di contenere il protagonismo dei giudici e si creano, pertanto, le condizioni per lo sviluppo di Mani pulite. La sincronia fra la crisi politica della primavera del 1992 – sconfitta dei partiti di governo e successo della Lega alle elezioni del 5 aprile, dimissioni di Cossiga, difficoltà di eleggere il successore, attentato a Falcone, difficoltà di formare un nuovo governo con Amato che ottiene la fiducia solo il 2 luglio – e il progredire delle indagini è impressionante. Da mesi le indagini si erano fermate a Mario Chiesa. E’ del 3 maggio la notizia dell’avviso a Pillitteri e Tognoli, i primi due politici di spicco coinvolti. Nei mesi successivi si genera un effetto valanga: la crisi delle forze politiche facilita le iniziative giudiziarie che a loro volta contribuiscono a indebolire ulteriormente i partiti. La debolezza crescente del quadro politico spinge molti indagati a trasformarsi in accusatori. Il bombardamento di avvisi di garanzia cui viene sottoposto il primo governo Amato rimane senza eguali. Un terzo dei parlamentari eletti nel 1992 è oggetto di una richiesta di autorizzazione a procedere da parte della magistratura. L’opinione pubblica è, dunque, spinta a ritenere il nostro parlamento composto in buona parte da criminali, trascurando la non marginale differenza fra indagato, rinviato a giudizio e condannato. E' questo il clima che si respira in quei mesi.

Ma nonostante fosse in atto un simile  cataclisma, resto convinto che il crollo del sistema politico non vada ascritto all’intervento della magistratura. Non è vero che la Dc e il Pci si frantumano perché cade il Muro di Berlino. Né si può sostenere che il Psi sia stato disintegrato da Mani pulite. Le cause del loro crollo sono antecedenti e si devono all’incapacità dell'intera classe dirigente di rispondere alla notevole domanda di rinnovamento che si era già levata a metà degli anni Sessanta, non solo e non tanto nelle università, ma in modo diffuso in tutte le pieghe della società. Domanda che poi si manifesta nelle battaglie per il divorzio, l’aborto, contro il finanziamento pubblico dei partiti, per un nuovo diritto di famiglia e anticipa la repulsione ai dogmatismi ideologici e agli schemi gerarchici, la riscoperta del valore dell’individualità e il desiderio di massimizzare l’autonomia personale. E’ questa perdurante incapacità dei partiti la causa della loro crisi.

La propensione della magistratura penale ad intervenire negli ambienti politici non è, infatti, caratteristica esclusiva dell’Italia. Tutta l’Europa latina conosce, negli anni Novanta, clamorosi interventi della magistratura. Si pensi al caso dei Grupos Antiterroristas de Liberaciòn in Spagna e alle indagini sulla corruzione in Francia e in Portogallo. In tutte queste circostanze, le indagini giudiziarie implicano uomini di governo ed hanno conseguenze politiche di rilievo, senza però alterare così profondamente il sistema politico come in Italia. E’ pertanto la crisi già in atto dei partiti che permette ad una parte della magistratura di sfruttare pienamente gli strumenti a disposizione e a dar vita alla vicenda che abbiamo conosciuto.

La prevalenza di indagati tra i partiti di governo non deve stupire. E’ evidente che essi disponevano di maggiori occasioni. E’ vero anche che il Pci ( poi Pds) esercitava notevole influenza, specie a livello locale. Ma la struttura centralizzata del partito e la forte coesione del suo gruppo dirigente rendevano più difficili le indagini. Non va infatti trascurato il ruolo della competizione interna, maggiore nei partiti di governo, nello stimolare il ricorso a pratiche illecite per acquisire risorse da adoperare poi all’interno del partito.

Con le elezioni del 1996 si apre finalmente una fase di relativa stabilità politica, poiché i partiti tendono ad uscire progressivamente dalla loro crisi (almeno ci provano e gli elettori lo avvertono). E' così che il rapporto tra  magistratura e sistema politico tende a rientrare nella norma. Pertanto, solo la prospettiva dell’alternanza in un sistema bipolare e del progressivo rinnovamento dei partiti può garantire una collaborazione tra i due livelli istituzionali ed offrire una cornice più serena per elaborare e varare le pur necessarie riforme in tale campo. Ma anche per guardare con maggiore oggettività alle vicende del passato.

Il post di un anno fa.




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26 dicembre 2004

Forte come la morte è l'amore

Il Cantico dei Cantici si chiude con una bellissima definizione dell'amore pronunciata dalla sposa: Mettimi come sigillo sul tuo cuore,/ come sigillo sul tuo braccio;/ perché forte come la morte è l'amore,/ tenace come gli inferi è la passione. In questa espressione è definito l'amore ma si dà un nuovo senso anche alla morte.

Nel Cantico delle Creature San Francesco loda Dio anche per sorella morte: Laudato sìì, mio Signore, / per la morte fisica,/ nostra sorella anch'essa,/ per quella dei martiri,/ dei profeti e dei santi/ mai proclamati e mai riconosciuti./ Di questa morte nessuno di noi/ può più avere paura.

Avevo già scritto tempo fa sulla morte parlando della vecchiaia.




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7 dicembre 2003

Il messaggio moderno di Isaia

"Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!". E' un messaggio di grande speranza, che poggia sulla capacità di ciascuna persona di cambiare radicalmente il proprio modo di pensare e di vivere, di raddrizzarsi con un atto di volontà. Ogni giorno che passa è un'occasione per convertirci.




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30 novembre 2003

Il vascello di Fini non naufragherà

Intendence suivra? Sì, gli Storace, gli Urso e gli Alemanno prima o poi seguiranno Fini. Dovremo attendere un po’. L’occasione è ghiotta per rinegoziare gli equilibri interni ed ottenere qualche vantaggio prima di accettare la svolta. Anche la Mussolini si farà pagare un conto salato, ma non abbandonerà né partito, né gruppo parlamentare. Fingerà di farlo per qualche tempo. No, non hanno alcuna voglia di rimettersi la camicia nera e dare sponda all’area nostalgica.

E’ tempo di costruire anche a destra il soggetto politico di riferimento, un grande partito conservatore in cui la destra sociale si potrà aggregare con gli eredi della Dc e i liberali di An potranno unirsi con quelli di Fi.

 Chi ha interesse a scimmiottare  Diliberto e fare il verso con la “fiamma” a Pino Rauti?

Non si farà in tempo per le elezioni europee ad avere una lista unica nel centrodestra. E Fini perderà un po’ di voti. Storace ed Alemanno cavalcheranno il malcontento e incasseranno un po’ di spazio in più.

 Ma poi la tempesta si placherà e si avvierà la fase construens. E per Fini arriveranno i consensi dall’area moderata. E Berlusconi? Sarà Fini a scalzarlo. A meno che, nel frattempo, il centrosinistra si troverà pronto con un nuovo partito riformista. In tal caso spetterà a Fini condurre l’opposizione, una opposizione degna di questo nome. E non sarà poco per la democrazia italiana.

 




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22 ottobre 2003

A una domanda"normale" di Mieli occorreva una risposta "normale" di Fassino

A leggere i giornali di oggi sulle diatribe tra Fassino e Rutelli, passando per Cuillo e Gad Lerner, nonché sulla quite a mess che si è creata nel centrosinistra intorno alla guerra in Iraq, vien voglia di non seguire più le vicende politiche e dedicarsi ad altro. Alla domanda che Mieli ha rivolto a Fassino se “considerava normale che il primo partito della coalizione non esprimesse il candidato premier”, la risposta “normale” di un leader, che sta avviando un processo di unificazione del proprio partito con quello della Margherita, non doveva che essere questa: “Il problema non sussiste più perché prima di votare ci unificheremo con altri”. E l’opinione pubblica avrebbe compreso e apprezzato. Ma siccome i leaders diessini hanno il vezzo di aprire processi politici anche audaci per poi immiserirli strada facendo, una domanda “normale” ha suscitato un putiferio, perché Fassino non si è preoccupato di quello che, ascoltando la sua risposta, avrebbe pensato l’elettorato di centrosinistra, ma della reazione dei Mussi e dei Salvi. Ha replicato, infatti, nel peggior modo possibile e cioè che “si valuterà di volta in volta chi è il candidato con la maggiore chance di vittoria”. Affermazione corretta in via di principio ma con il difetto di rendere sempre  meno naturale e molto più provvisoria la candidatura di Prodi.


Anche in casa socialista ci si sta incartando in modo inverecondo a leggere la lettera aperta che Formica, Martelli e Larizza hanno fatto giungere a Boselli e De Michelis, intimando la sospensione per tutto il mese di novembre di ogni trattativa su qualsiasi lista per le europee che non fosse socialista.


E poi c’è sempre, da qualche parte, un Veltroni che nicchia sornione, pronto a scendere in campo per la partita del 2006. Sono curioso di ascoltarlo il 29 ottobre prossimo, quando con Rutelli concluderà, in un teatro della Capitale, un’iniziativa promossa da Goffredo Bettini dal titolo significativo “L’unità dei riformisti: il confronto delle idee”. E’ da sperare che, dopo il buon ritiro capitolino, non se ne venga con la riedizione di “I care”, mettendo le lancette indietro e proiettando un film tipo “Congresso di Torino parte seconda: la vendetta”.



Se non si apre un vero e proprio processo costituente e non si abbandona la logica di ricercare il posizionamento più vantaggioso per la propria parte politica, non si andrà da nessuna parte. E, soprattutto, la gente occuperà il proprio tempo in ben altro e non certo per seguire il teatrino di una classe politica che si parla addosso.




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21 ottobre 2003

Scandalizzarsi di ciò che è indegno dell'uomo

Il termine scandalo (francese: scandale; spagnolo: escandalo; inglese: scandal ) deriva dal greco skàndalon che significa “insidia per cadere”, ma nel linguaggio corrente esprime la reazione di indignazione e di viva protesta  morale contro situazioni o eventi che vengono avvertiti come intollerabili. Il senso di irritazione e risentimento implicito nello scandalizzarsi è espresso chiaramente dal termine tedesco Argernis.

Nel passato ci si scandalizzava quando l’agire di qualcuno trasgrediva i canoni di comportamento dominanti. In questo senso il Vangelo parla dello “scandalo della croce” e, sempre in questo senso, Kierkegaard ha esaltato lo scandalo come la crisi salutare dello spirito, in cui la ragione arriva a “comprendere che non si può più comprendere”. Poi, paradossalmente la trasgressione è diventata “di moda”. Dico “paradossalmente” , perché la moda è costituita da regole di comportamento. Quindi, la moda della trasgressione è un controsenso: è un canone che impone di rifiutare i canoni, è la consuetudine di andare contro le consuetudini. Ma tant’è! Ci si aspetterebbe, dunque, che nessuno si scandalizzasse più. E, invece, ci si continua a scandalizzare. L’espressione con cui, più o meno esplicitamente, si esprime lo scandalo è: “Fatti come questo non dovrebbero accadere, non possono essere permessi!”.

Ciò attesta indubbiamente la permanenza del senso morale. Scandalizzarsi, infatti, significa riuscire ancora a sorprendersi che certi fatti possano accadere. Significa darne, almeno implicitamente, un giudizio di valore negativo. Ciò non suppone solo che non ci sia apatia morale. Implica anche il riferimento ad un quadro di valori, alla luce del quale alcuni fatti suscitano scandalo a differenza di altri. Il quadro di valori muta con l’evoluzione della società, ma il senso morale permane. Permane cioè l’attitudine a giudicare un certo tipo di comportamenti come “inammissibili”, perché incompatibili con la dignità umana, indegni dell’uomo.




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1 ottobre 2003

Storace e Urso chiedono a Fini una sterzata

 

Al convegno di Fiuggi si è realizzata una imprevista convergenza tra le due anime di An finora collocate su sponde opposte. La destra sociale di Storace e Alemanno e la corrente modernizzante di Urso e Matteoli, entrambe portatrici di identità forti e dunque in grado di sollecitare le parti più pingui e molli del corpo del partito, si sono incontrate per chiedere a Fini di superare la fase del galleggiamento e di imporsi come perno del centrodestra. E’ un segnale che il presidente di An non dovrebbe far cadere. In Italia, infatti, manca un vero partito conservatore, che abbia senso dello stato e delle istituzioni, consapevole della distinzione tra politica e affari, capace di interpretare quelli che, un tempo,  i grandi partiti di massa di ogni latitudine politica chiamavano gli interessi nazionali e non di parte. La deriva populista che Fi ha intrapreso lascia un spazio enorme. Il dialogo mai interrotto tra la destra sociale e il conservatorismo cattolico di Casini e Buttiglione può, inoltre, preludere ad aggregazioni più ampie per un bipolarismo maturo. Sarebbe un segno di vitalità del paese se al berlusconismo in caduta libera seguisse l’ascesa di un forte partito riformista e di una grande formazione moderata e conservatrice in competizione per la guida dell’Italia.




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13 settembre 2003

Anche nella Cdl matura l'idea del listone alle europee

Lunedì prossimo Veltroni e Storace si concerteranno per ottenere il via libera del governo alla legge speciale per Roma Capitale. E’ previsto, infatti, per martedì il Consiglio dei ministri dove An dovrebbe impuntarsi e non recedere su questo punto qualificante. Anche l’Udc dovrebbe sostenere l’esigenza di dare al Comune di Roma lo status che merita. E vorrebbe coinvolgere l’opposizione sull’insieme delle riforme istituzionali.

Nel frattempo, il Parlamento è obbligato dall’Ue a stabilire per legge l’incompatibilità della carica di parlamentare europeo con quella di parlamentare nazionale nella stessa persona. A tal fine i senatori Morando e Tonini hanno già predisposto un disegno di legge per le prossime europee che prevede anche: la fissazione della soglia al 5% per presentare le liste, l’abolizione delle preferenze e l’obbligatorietà dell’alternanza uomo-donna nella lista bloccata.

Se si dovesse accentuare il contrasto tra l’asse Bossi-Tremonti e gli altri, anche nella Cdl potrebbe nascere l’interesse ad “aggregazioni tra simili” in vista delle europee e ad orientare le riforme istituzionali al completamento della transizione del sistema politico verso il bipolarismo. A quando un’assemblea dei parlamentari dell’Ulivo per mettere a punto la strategia d’autunno?




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