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Alfonso Pascale commenta la vicenda del Lago ex Snia

Occorre produrre un’innovazione sociale per la gestione del Lago ex Snia.

Il vicesindaco di Roma Luigi Nieri ha tentato “in articulo mortis” di scongiurare l’esercizio del diritto di retrocessione da parte della società proprietaria dell’area in cui si trova il Lago ex Snia dopo un decennio di inerzia della pubblica amministrazione.

Sull’efficacia giuridica di quanto sta facendo il Comune di Roma per tutelare l’interesse generale sarà necessario un approfondimento tecnico.

È aperto, invece, il confronto sulle soluzioni da dare ai problemi gestionali dell’intera area parco, in cui oggi sono insediate le attività del Comitato ex Snia, quelle svolte all’interno della Casa del Parco delle Energie e quelle che potranno nascere con la valorizzazione del Lago naturale.

Si confrontano due linee.

La prima è quella tradizionale che punta alla gestione diretta del parco da parte dell’Amministrazione comunale con affidamenti di singole attività ad associazioni locali, mediante bandi pubblici o incarichi diretti.

Una linea che a Roma è stata fallimentare, se si guardano alle esperienze delle aziende agricole pubbliche Castel di Guido e Tenuta del Cavaliere o a quella dell’Ente Roma Natura. E tuttavia ancora trova difensori tra coloro che non intendono innovare il rapporto tra politica e società.

La seconda soluzione è quella di promuovere, mediante un processo partecipativo dal basso, un soggetto gestore del parco, la cui assemblea sia formata da tutti i cittadini residenti del quartiere e i cui amministratori siano eletti democraticamente, sulla base di un confronto sul piano di valorizzazione dell’area.

Con la seconda ipotesi sarà possibile far confluire e valorizzare in un’innovazione sociale le esperienze di autogestione realizzate in questi anni, con l’impegno e la passione di decine e decine di volontari.

Pubblicato il 6/8/2014 alle 15.16 nella rubrica La vetrina.

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